Sciopero autotrasportatori in Campania: scaffali vuoti al fresco

Dal 16 ottobre presidi ai caselli di Nola, Caianello e Caserta Sud: il fermo di 120 ore mette sotto pressione ortofrutta, latticini e carni.

di Giulia Ferrero · 19 ottobre 2026 · 3 min di lettura

Scaffali del reparto ortofrutta di un supermercato italiano con casse quasi vuote durante lo sciopero degli autotrasportatori in Campania

Mezzanotte del 16 ottobre 2026. In Campania i camion del trasporto merci conto terzi si fermano. Presidi e rallentamenti lungo gli snodi che contano: i caselli di Nola sull'A30, di Caianello sull'A1, l'area di Caserta Sud. La mobilitazione è proclamata a livello interregionale, con un fermo programmato di 120 ore che scade alle 24 di martedì 20 ottobre 2026. Non è una paralisi. È un rallentamento che si allarga a macchia d'olio.

Cosa manca sugli scaffali

Il primo comparto a sentire il contraccolpo è il fresco. Ortofrutta, latticini e carni registrano i primi rallentamenti di riassortimento, soprattutto nelle province di Caserta e Salerno. Sono prodotti con ciclo logistico giornaliero: basta un ritardo nei centri di distribuzione all'ingrosso — il CAAN di Volla, le piattaforme agroalimentari del casertano — e il banco si svuota.

Il quadro cambia sui generi a lunga conservazione. Pasta, scatolame, farina e oli hanno scorte nei magazzini periferici stimate tra i 5 e gli 8 giorni di autonomia. La disponibilità non è a rischio immediato, a patto che non si inneschino acquisti dettati dal panico.

I presidi non bloccano il traffico privato né i mezzi di soccorso. Rallentano i convogli pesanti in ingresso e in uscita dalle arterie primarie. «Non siamo di fronte a una paralisi totale delle forniture, ma se i blocchi ai caselli e il mancato ritiro dei semirimorchi dovessero protrarsi oltre le scadenze formali, la continuità della catena del freddo e l'approvvigionamento del fresco subirebbero contraccolpi tangibili», segnalano fonti interne alla logistica distributiva campana.

La miccia è il caro gasolio

Il detonatore della protesta è economico. Il prezzo del gasolio autotrazione sale, i pedaggi autostradali pesano, i margini contrattuali dei vettori monoveicolari e delle piccole flotte si erodono. Il costo chilometrico medio stimato dalle tabelle ministeriali diventa insostenibile. Da qui le istanze portate ai tavoli prefettizi e ministeriali.

Tre richieste. Ripristino o incremento strutturale dei crediti d'imposta sul carburante per i veicoli pesanti Euro V ed Euro VI. Applicazione vincolante dei costi minimi d'esercizio, per contrastare i ribassi tariffari non remunerativi. Riduzione dei tempi di pagamento da parte della committenza industriale e distributiva.

Il corridoio del Sud si chiude a imbuto

La Campania non è sola. La sua mobilitazione è il terminale continentale di una reazione a catena partita insieme a Sicilia e Calabria. In Sicilia il Comitato autotrasportatori ha proclamato 120 ore di sciopero, dal 16 al 20 ottobre: nei porti di Palermo, Catania e Messina si blocca l'imbarco dei semirimorchi e si interrompe il flusso di merci ortofrutticole diretto ai mercati del Centro-Nord.

In Calabria il fermo delle imprese aderenti a Fedralog congela gran parte del traffico merci lungo la A2 del Mediterraneo. Il risultato è un effetto imbuto bidirezionale: la Campania fa da piattaforma di smistamento per tutto il Mezzogiorno, e il blocco combinato degli snodi campani e dei vettori isolani stringe sia le derrate in uscita dal Sud sia le forniture industriali in arrivo dal Nord.

Fuori dall'autostrada la situazione non è migliore. Sulla Nola-Villa Literno — la direttrice che dal Napoletano attraversa le zone Asi di Caivano, Marcianise, Gricignano, Teverola e arriva al litorale domizio — i blocchi in alcuni svincoli hanno paralizzato il traffico veicolare e il trasporto di merci da e verso depositi e grossi centri commerciali della zona.

Dalla provincia di Caserta a quella di Napoli, fino al Salernitano, da due giorni scarseggiano anche generi alimentari sugli scaffali dei supermercati. Lo riporta il Corriere della Sera. La fotografia che accompagna la notizia è di Falanga Trasporti.

Il calendario è scritto: inizio venerdì 16 ottobre 2026 alle 00:01, termine martedì 20 ottobre 2026 alle 24:00. Ma i comitati di categoria hanno già prospettato la possibilità di estendere la mobilitazione di ulteriori sette giorni, se i tavoli aperti con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti non producono un protocollo d'intesa vincolante.

Tutto dipende dai vertici delle prossime 24 ore. Senza proroghe, il riassortimento dei banchi del fresco tornerebbe a pieno regime tra mercoledì 21 e giovedì 22 ottobre. Con la proroga, il conto lo pagherebbero ancora una volta ortofrutta, latticini e carni.

Spunto di cronaca: Scatti di Gusto

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