Semplice Pizzeria a Caserta: la pizza che non cerca di impressionare

Andrea Natale riporta la pizza alla sua essenza senza rinunciare a tecnica e qualità.

di Elena Marchetti · 26 settembre 2026 · 6 min di lettura

Una pizza margherita appena sfornata su un tavolo di legno in una pizzeria semplice

Non ci si aspetta, ma a Caserta una pizzeria può essere anche Semplice. Il nome non è un caso: è la sintesi di un’idea che si respira dentro il locale, nel menu e nel modo in cui la pizza viene proposta. Non cerca di impressionare con una scenografia elaborata. Vuole essere una pizzeria di quartiere, accessibile in tutti i sensi.

Una pizza fatta per mangiare bene

Andrea Natale è un giovane pizzaiolo la cui formazione passa da Napoli e soprattutto dai cinque anni al fianco di Ciccio Vitiello. Sette anni fa ha aperto Tegliami, il locale casertano dedicato alla pizza in teglia. Poco meno di due anni fa ha avuto l’occasione di ampliare gli spazi. Sarebbe stato naturale ingrandire quello che già esisteva. Invece, Andrea ha scelto un’altra strada: aggiungere la pizza che, per prima, lo aveva portato dietro a un banco. Nasce così Semplice Pizzeria.

L’impasto è costruito per mangiare bene. Per la farina, la scelta cade su farine relativamente deboli, con un contenuto proteico intorno agli 10-11 grammi, lavorate con tempi brevi. L’impasto nasce da un prefermento a cui viene aggiunto del lievito, con una percentuale di acqua che arriva fino al 70% e tempi di maturazione che non superano le 8 ore. È una scelta coerente, in controtendenza rispetto alla ricerca di impasti sempre più estremi e di maturazioni sempre più lunghe.

La pizza ha morbo, consistenza, profumo e sapore. Non chiede di essere studiata prima di essere mangiata. Anche la cottura segue la stessa logica di controllo. Andrea lavora con un forno elettrico a bocca aperta che considera strumento imprescindibile per ottenere uniformità e precisione. La croccantezza non viene affidata a un impasto esasperato o a una ricerca fine a sé stessa. È soprattutto la cottura a costruirla.

Prezzi bassi, qualità alta

A Caserta, Semplice costa poco. La pizza in teglia parte da 2,50 euro al trancio. La marinara costa 5 euro, la margherita 6, una fritta completa arriva a 9 euro e le proposte più elaborate, comprese quelle in doppia cottura, si fermano a 12 euro. Prezzi che aiutano a definire il progetto più di molte dichiarazioni: la pizza può essere curata, tecnicamente consapevole e contemporanea senza diventare necessariamente un lusso.

La carta è composta da una quindicina di pizze, alle quali si aggiungono quattro o cinque proposte fuori menù legate alla stagionalità e all’ispirazione di Andrea. È una carta costruita quasi interamente su pizze semplici e storiche, quelle che appartengono alla memoria della pizzeria napoletana e campana: provola e pepe (7 €), capricciosa (11 €), filetto (10 €), DOC (11 €), il calzone classico (10 €) e quello con la scarola (10 €). Ci sono persino picchi di napoletanità molto netti, come la cosacca (7 €) e la napoletana (9 €), che convivono con la precisa identità casertana della Vestito (11 €) e della Carabiniera (10 €).

C’è anche il tronchetto (9 €), una delle pizze simbolo degli anni Novanta, oggi quasi completamente sparita dai menu delle pizzerie. Riproporla significa riconoscere che la storia della pizza passa anche attraverso mode, gusti e preparazioni che per un periodo hanno rappresentato un’epoca. Semplice non ha bisogno di reinventare tutto per dimostrare di avere un’identità a Caserta. La costruisce anche scegliendo cosa ricordare.

Il sapore che parla da solo

Al tavolo, il progetto di Andrea trova la sua misura più concreta. La Margherita ha un profumo intenso: si sente tutto, dal pomodoro al basilico, dal lattico al Grana e dall’impasto. Il fiordilatte è filante, un tantino più del dovuto ma non risulta difettoso al gusto. Il cornicione scrocchia e compensa in consistenza. Fragranza e sapore dell’impasto sono impeccabili grazie anche ad una cottura esemplare.

La Castelpoto è una pizza quadrata, un ossimoro che meglio descrive questa creazione. È precisa, equilibrata e giusta in tutti gli aspetti: estetica, cottura, interno, topping, odore, bilanciamento. È qualcosa di paradisiaco il guizzo acido che fa da intermediario tra la dolcezza e la sapidità. La doppia cottura, nata da un errore che si è trasformata in un messaggio di identità, ci è piaciuta assai.

Fiori e zucchine segue la stessa tecnica, ma con una lettura più vegetale. È una valorizzazione del fiore di zucchina, messo a crudo per intero a coprire l’intera superficie. La crema di zucchine fa da legante ma non resta anonima: con la nota piccante del peperoncino riesce ad avere un ruolo e non solo una funzione. Il guanciale ed il cacioricotta allungano il gusto.

La Carabiniera a ruota di carro è una pizza che mette insieme riferimenti campani diversi. Crema di pomodoro arrosto, olive di Itri, pesto di aglio orsino, salsiccia secca piccante, fiordilatte di Agerola, basilico, olio EVO. Andrea la sceglie volutamente in questa stesura per il suo legame con Napoli: una ruota ampia, sottile, che porta il condimento quasi fino al bordo. Dimostra la versatilità di questo impasto.

Le olive itrane sono proprio saporite e sono quella giusta nota amara che contraddistingue questa pizza, diversa da una capricciosa scarica. I salumi e gli insaccati di Semplice ci piacciono proprio tanto, per qualità e per come vengono trattati. Non abbiamo dimenticato che qui c’è ancora un’altra scelta: la teglia che non poteva mancare, perché sarebbe stato quasi un controsenso parlare di Semplice senza tornare al progetto da cui tutto è partito.

La vetrina ci racconta di un’offerta mirata ad accontentare il più possibile con scelte classiche ma anche più estrose e pure veg. Chiediamo di assaggiare un paio di tranci di Patate e porchetta in teglia. Due tranci, due interpretazioni. Diretti, golosi, senza bisogno di troppe mediazioni. La firma sta nel modo di tagliarli.

Semplice non significa facile. Al contrario. Ma questo lo diciamo spesso solo che poi ce lo dimentichiamo nei fatti e nella valutazione dell’instagrammabilità. Per arrivare a un risultato che appare naturale servono conoscenza, esperienza e controllo. La differenza è che tutto questo lavoro non viene necessariamente messo in mostra. La pizza non ha bisogno di essere sempre complicata.

Forse il passaggio più interessante della pizzeria Semplice di Andrea Natale a Caserta è ricordarci che l’evoluzione della pizza non deve necessariamente coincidere con la sua complicazione. Abbiamo fatto benissimo a studiare gli impasti, a migliorare le materie prime, a ragionare sulle temperature, sulle cotture e sulle tecniche. È grazie a questa evoluzione che oggi possiamo parlare di pizza in termini completamente diversi rispetto a vent’anni fa. Ma la pizza non deve perdere la sua natura per dimostrare di essere diventata grande.

Rimane un cibo democratico, conviviale, immediato. Semplice Pizzeria prova a tenere insieme queste due dimensioni: la consapevolezza tecnica raggiunta dalla pizza contemporanea e la normalità di una serata in pizzeria. Ed è forse questa la parte più difficile del progetto: fare in modo che dietro una pizza costruita con attenzione non si avverti tutta la costruzione. Perché alla fine, quando arriva al tavolo, deve succedere una cosa molto meno complicata di tutte quelle che sono servite per prepararla. Deve venire voglia di mangiarla.

Spunto di cronaca: Scatti di Gusto

Newsletter

Il meglio di food, wine e travel ogni lunedì

Ricevi gli ultimi 10 articoli selezionati dalla redazione, una volta a settimana.

Leggi anche