Starbucks taglia la sostenibilità: via due miliardi di costi
La lettera di Kevin Johnson del 2020 non è più sul sito. Il piano Back to Starbucks di Brian Niccol ridimensiona gli obiettivi ambientali.
di Alessandro Ratti · 30 settembre 2026 · 4 min di lettura

La lettera aperta firmata nel 2020 da Kevin Johnson, allora amministratore delegato di Starbucks, non è più raggiungibile sul sito dell'azienda. Dentro c'era una frase che suonava come un manifesto: «la sostenibilità è stata al centro di Starbucks fin dall'inizio e coerente con la nostra convinzione di poter costruire una grande azienda che cresce a fin di bene». Oggi quel documento è sparito. E non è un dettaglio da poco.
Back to Starbucks, due miliardi di tagli
Il contesto è il piano di ristrutturazione guidato dal nuovo amministratore delegato Brian Niccol, battezzato Back to Starbucks. L'obiettivo dichiarato è tagliare due miliardi di dollari di costi. Dentro questo intervento, la catena ha ridimensionato o abbandonato diversi impegni ecologici. E ha licenziato parte del personale dedicato alla sostenibilità.
Acqua, rifiuti, plastica: cosa resta dei target
Il Rapporto sull'Impatto Globale pubblicato quest'estate parla di un «insieme più mirato di obiettivi di sostenibilità». Tradotto: molti vecchi traguardi sono stati modificati o cancellati. L'obiettivo sull'acqua usata nelle operazioni dirette e nella produzione di caffè è sparito, sostituito da dati operativi più restrittivi. Nel rapporto precedente il prelievo idrico annuale era stimato in circa 500 miliardi di litri. L'ultimo documento riporta solo 53 miliardi di litri legati ai prelievi operativi, con molta meno trasparenza.
Stessa sorte per il traguardo sui rifiuti inviati in discarica, omesso dal rapporto. Nel 2024 la produzione di rifiuti era salita a 681.000 tonnellate, il 6 per cento in più rispetto al 2019. Sul fronte packaging, l'impegno di dimezzare l'uso di plastiche vergini derivate da combustibili fossili negli imballaggi per i clienti entro il 2030 è stato ridimensionato a un taglio del 5 per cento delle plastiche vergini su tutto il packaging. La quota prevista di materiale riciclato nelle confezioni è passata dal 50 al 25 per cento, subordinata alla disponibilità sul mercato.
Emissioni in salita, il target slitta al 2027
Anche l'obiettivo centrale, dimezzare le emissioni di gas serra entro il 2030 rispetto al 2019, è stato ampiamente rivisto. Le emissioni totali di Starbucks nel 2025 sono risultate superiori del 7 per cento rispetto al 2019. Pesano l'espansione della rete e la crescita delle bevande fredde in bicchieri di plastica, che ormai rappresentano due terzi dell'offerta e sono spesso difficili da riciclare. L'azienda fa sapere che sta rivalutando il target a causa di nuove normative e ostacoli esterni, e prevede di annunciare un «nuovo obiettivo allineato con la scienza» all'inizio del 2027.
Kelly Poole, coordinatrice per il clima e l'energia del gruppo di azionisti As You Sow, non usa giri di parole: «stanno considerando di abbandonarlo». Aggiunge che l'arretramento generale di altre aziende sui temi ambientali potrebbe far sentire Starbucks a suo agio nel «seguire l'esempio».
Licenziamenti nei team sostenibilità
Il taglio all'impegno ambientale passa anche dalle risorse umane. Negli ultimi due anni, tra gli oltre duemila licenziamenti aziendali, figurano decine di dipendenti dei team di sostenibilità. Tra loro l'ex responsabile della sostenibilità Marika McCauley Sine, sostituita da Kelly Goodejohn. Quest'ultima, in un post su LinkedIn, ha commentato: «Il progresso non è sempre lineare, e alcune delle sfide che stiamo cercando di affrontare sono complesse».
Diversa l'atmosfera raccontata da chi è stato allontanato. Katie Herod, ex responsabile delle strategie per il caffè globale licenziata a maggio, ha affidato a LinkedIn una riflessione amara: un tempo l'azienda «viveva la sua missione e i suoi valori in modo così palese da sembrare quasi una setta». Poi il cambio di passo: «Licenziamenti ripetuti. Svuotamento dei team di sostenibilità e approvvigionamento etico. La sostenibilità — qualsiasi cosa vada oltre la conformità normativa — non è nell'agenda 'Back to Starbucks' di Brian».
Starbucks difende la riorganizzazione del proprio piano ambientale: «Nell'ambito del nostro lavoro Back to Starbucks, abbiamo dato uno sguardo nuovo e completo ai nostri obiettivi di sostenibilità, basato su ciò che abbiamo raggiunto e su ciò che abbiamo imparato, anche per quanto riguarda il contesto più ampio e i sistemi esterni». La catena rivendica di aver mantenuto l'impegno a rendere tutti gli imballaggi per i clienti riutilizzabili, riciclabili o compostabili entro il 2030, e di aver già superato l'obiettivo di certificare oltre diecimila punti vendita secondo standard verdi entro il 2025. Resta da vedere come reagiranno i consumatori a questo cambio di passo tra esigenze di bilancio e promesse per il pianeta.
Spunto di cronaca: Dissapore
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