Strada del Prosecco, tre indirizzi tra enoteca, osteria e locanda
A Pieve di Soligo e Solighetto, in provincia di Treviso, tre locali dove il Prosecco si beve con la cucina veneta.
di Elena Marchetti · 29 settembre 2026 · 4 min di lettura

Un'enoteca, un'osteria, una locanda. Tre indirizzi sulla Strada del Prosecco, tutti tra Pieve di Soligo e Solighetto, in provincia di Treviso, con intorno le colline cantate da Andrea Zanzotto e riconosciute patrimonio Unesco. A farli conoscere è stato un viaggio stampa. In tutti e tre il Prosecco è celebrato – con anche altri vini – insieme ai piatti della tradizione veneta. E i conti restano su cifre precise: 50 euro alla Corte del Medà, 60 all'Antica Osteria Brandolini, 60 alla Locanda da Lino.
Dove è nato il Prosecco, al piano di sotto
La Corte del Medà sta in centro a Pieve di Soligo, in Corte del Medà 15. Casa di Edi Signorotto e della moglie Ivana, occupa il pianterreno e le cantine del monumentale Palazzo Balbi Valier, dimora della nobile famiglia veneziana presente a Pieve di Soligo già dalla fine del Seicento. Nei primi anni dopo il 1850 fu il Conte Marco Giulio Balbi Valier il primo a vinificare il prosecco in purezza proprio nella cantina dove oggi si beve. Il locale ha doppia identità: sopra enoteca, sotto ristorante. Telefono 0438 840605.
Al bicchiere arriva anche il Prosecco Balbi, prodotto in tirature limitate. Attorno, un profluvio di bocconcini: prosciutto crudo veneto, polenta e sopressa, bacalà su polenta, polpettine, crostoncini, bibanesi, i grissini cicciotti tipici della zona. Se fossimo a Venezia sarebbero cicheti, a Verona tartine. Siamo a Pieve di Soligo e si chiamano con il loro nome.
Il menu è veneto a tutto campo: polenta bianca che accompagna carni allo spiedo, gnocchi alle melanzane, radici (radicchio) e fasoi, bigoli al sugo d'anatra, coniglio alle erbe aromatiche, faraona alla peverada. Chiude il tiramisù. Si cena con circa 50 €, cui aggiungere i vini, compresa una selezione di vini col fondo, il metodo usato in tutta la zona d'origine del Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG per conservare il meglio di certe annate.
Lo spiedo nel larìn e il tiramisù senza savoiardi
A Solighetto, in Via Brando Brandolini 35, l'Antica Osteria Brandolini è il locale ormai storico della famiglia Perenzin. Una serie di sale e salette e un giardino-dehors, non lontano dalla Villa Brandolini dalle rosse persiane: il rosso è un leit-motiv delle proprietà di questa famiglia e torna anche nell'osteria. Vetri di Murano, tappeti, tovagliato in Fiandra, quadri di Lino Dinetto. Anche i piatti sono un'edizione limitata decorata da Lino Dinetto per Richard-Ginori. Telefono 0438 82590, prezzo medio 60 €.
Umberto Perenzin e la madre Carla sono i padroni di casa e i registi del pasto. Il défilé di antipasti alla Veneta passa dall'insalata di gallina alla senape ai taglieri, dalle polpette di pane alla caponata, dall'insalata di legumi alla zucca in saòr. Poi il piatto dogma dell'osteria: lo spiedo di tre carni – costina di maiale, sovracoscia di pollo, coniglio – che cuoce per ore infilzato nel girarrosto del larìn, il focolare, e arriva a tavola con patate arrosto e spinaci. Il tiramisù è il pezzo di bravura della signora Carla, che confessa un segreto: non usa savoiardi, ma biscotti secchi al latte. I bis del dolce le danno ragione. Si cena con una sessantina di euro, vini esclusi.
La locanda con mille paioli di rame sul soffitto
Via Roma 19, Solighetto. Chiamarla locanda è riduttivo: la Locanda da Lino è riconosciuta locale storico veneto, una sorta di freccia del tempo o una partitura musicale. I soffitti sono un gigantesco xilofono di secchielli e paioli di rame appesi, più di mille. Décor rustico-chic. Qui il soprano Toti dal Monte, star del XX secolo, portava a cena amici ed élite di tutto il mondo; c'è ancora una saletta a lei dedicata. Telefono 0438 82150, prezzo medio 60 €.
Il Lino eponimo è Lino Toffolin, creatore del locale, padre dell'attuale chef-patron Marco e nonno di Francesco, che gestisce la sala con una tripla anima: manager per gli studi di economia, maître – nulla gli sfugge – e creativo, autore di molte idee di mise-en-place, come le sculture di galli e galline di ferro dipinto. Il debito di riconoscenza e ammirazione nei confronti di Lino è solido, nelle parole e negli atti dei successori come nei piatti di Marco.
Cucina veneta grandemente interpretata: definirla semplice e genuina è abbastanza un understatement. Flan di melanzana, risotto al Cartizze profumato al basilico con petali sparsi di tagete, bevendo Verdiso prima e Collalto Manzoni bianco poi. Altri hanno gustato faraona con peverada e polenta bianca con un Collalto Cabernet, seguiti da un gelato vaniglia-arance amare al Grand Marnier. Dall'antipasto al dolce si cena con 60 €, vini esclusi.
Spunto di cronaca: Scatti di Gusto
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