Urus: la cucina africana a Milano in via Panfilo Castaldi

Un ristorante pan-africano a Porta Venezia che porta sapori dell'Africa occidentale in tavola.

di Elena Marchetti · 16 ottobre 2026 · 6 min di lettura

Un piatto tradizionale africano servito in un ristorante moderno a Milano, con spezie colorate, pesce alla griglia e riso fumante su un tavolo in legno rustico, illuminato da una luce soffusa con motivi tessili africani nello sfondo.

A Milano, in un angolo di Porta Venezia che sembra un crocevia di continenti, c’è Urus, un ristorante aperto nel settembre 2025 in via Panfilo Castaldi 25. Non è difficile trovarlo: basta seguire i profumi del Nord Africa, dell’Asia e dell’America Latina che si mescolano nel quartiere. Fuori qualche tavolino, dentro maschere e geometrie che richiamano l’estetica africana. È qui che la cucina diventa racconto, e ogni piatto sembra raccontare una storia lunga mille anni.

Un menù pan-africano tra tradizione e modernità

Urus non serve solo cibo. Propone un viaggio attraverso l’Africa, con particolare attenzione all’Africa occidentale. Il menù, invariato da settembre 2025, ha sezioni dedicate alla Guinea e al Senegal, ma anche piatti del Nord e dell’Est dell’Africa. Ce n’è per tutti i gusti: dal jollof rice, cotto in salsa di pomodoro con spezie e accompagnato da carne di manzo, alle zuppe di okra, pepe e egusi, fatte con semi di anguria essiccati e olio di palma. Ogni ricetta è un’esplosione di sapori, spesso piccanti, sempre autentici.

Tra le specialità c’è il Thiebou Dien, il piatto nazionale senegalese riconosciuto come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità dall’UNESCO nel 2021. Deriva dal wolof e significa ‘riso e pesce’. A Urus è offerto in due versioni: rossa o bianca. Il riso, spezzato e cotto in salsa di pomodoro con spezie, è accompagnato da pesce e verdure come carote, cavolo e manioca. Costa 15 euro. Un affare, se si considera che il pesce segue la tradizione: il rombo, secondo la ricetta originale.

Non tutti i clienti conoscono la cucina africana. Alcuni, come il cronista, hanno provato altri locali milanesi: Balafon, in via Teodosio, con la cucina del Mali; Asmara, ristorante eritreo; o Marcel Boum, street food in via Savona, ora chiuso. Ma a Urus ci sono piatti non trovati da nessun’altra parte. L’Egusi Soup, ad esempio, uno stufato nigeriano con semi di anguria essiccati, carne o pesce, basilico e olio di palma. Costerebbe 20 euro, ma non è stato provato da chi scrive. Un peccato, forse. O forse no: meglio lasciare spazio al Thiebou Dien, che ha già conquistato.

I prezzi di Urus: tra accessibilità e qualità

I prezzi a Urus non sono bassi, ma rientrano nella media milanese. Un antipasto costa 5-6 euro. I piatti seneghesi, come Thiebou Dien o Thiebou Yapp, sono tutti 15 euro. Gli altri piatti tipici africani variano tra 15 e 20 euro. Per i piatti di griglia, come pesce, agnello, pollo o manzo, i prezzi salgono a 25-30 euro. La carta dei vini ha circa trenta etichette, champagne compresi. Ci sono anche bevande tradizionali: il Succo di Bissop, a base di fiori di ibisco e menta, costa 6 euro. Rinfrescante, ma forse non il massimo con il Thiebou Dien.

A Urus non tutto è perfetto. Il Thiakry, un dessert freddo a base di miglio, yogurt alla vaniglia, cocco e uvetta, non entusiasma. Costa 6 euro, ma non lascia una traccia. Meglio concentrarsi sui piatti caldi, dove la magia si fa sentire. L’okra soup, con olio di palma, polvere di gamberetti affumicati e peperoncino, è un’esplosione di gusto. La stessa energia si trova nel Pepe Soup, zuppa di manzo o pesce con peperoncino, pepe nero e gamberetti affumicati. Queste sono cose che non si dimenticano.

Fuori dal menù principale, Urus offre un’aperitivo tutte le sere dalle 18 alle 20. Cocktail, birre, vini, bibite analcoliche e succhi, con piccoli sfizi della casa. Interessante la selezione di succhi tipici dell’Africa: Bissop, Baobab, Tamarindo, Zenzero. Tutti a 6 euro. La domenica c’è il brunch africano: frittelle, omelette, toast, dolci, ma anche pain-thon, pain-Nambé, fataya e nems. Il tutto a 30 euro. Un’esperienza diversa, per chi vuole assaggiare l’Africa in un’unica seduta.

Il quartiere: un laboratorio di culture a Porta Venezia

Urus non è un’isola. È parte di un quartiere che respira diversità. In via Panfilo Castaldi e dintorni ci sono ristoranti eritrei come Asmara, Isola Verde, Africa, lounge bar come Zula, e persino lo Jadore Shisha Lounge, uno dei migliori locali per la shisha a Milano. Tutti questi spazi sono frequentati da africani che mantengono vivo il legame con la terra natale. Il quartiere, già multietnico, è diventato un punto di ritrovo per chi cerca autenticità. A Urus si capita quasi per caso, camminando verso corso Buenos Aires, e si esce cambiati.

Prima di Urus, in quell’angolo di Milano, c’era il cocktail bar Kilburn, spostatosi di qualche decina di metri verso Buenos Aires. Ora è il turno di Urus. Con un design moderno, intimo ed elegante, il ristorante ha trasformato un locale in un’esperienza sensoriale. Le maschere alle pareti, le sedie ghepardate, i tavolini esterni: ogni dettaglio è pensato per trasportare il cliente in un altro continente. Eppure, non c’è nulla di forzato. È solo cucina, come si fa a casa, con le stesse mani che una volta hanno raccolto i semi di anguria o innaffiato le piante di ibisco.

Parlare di ‘cucina africana’ è come descrivere un’intera galassia. Non c’è un solo gusto, ma un’incredibile varietà di tradizioni che cambiano da una regione all’altra. Da Urus si possono assaggiare piatti del Nord Africa, con spezie e profumi di curcuma, cumino e zenzero. L’Africa Orientale è rappresentata dall’injera, il pane spugnoso e acido che accompagna carne speziata e verdure. Mentre l’Africa Occidentale regna con i suoi piatti a base di riso e gli stufati. Ogni boccone è un’lezione di storia, anche se nessuno lo dice apertamente.

Tra i piatti più interessanti del menù, c’è il Couscous Marocchino: semplice, ma efficace. Cotto con pollo o verdure, è un’alternativa leggera ai piatti più pesanti. Il Poulet Braisé, mezzo pollo marinato e cotto alla brace, servito con contorno a scelta, è un’altra opzione. Costerebbe 25 euro, ma non è stato provato da chi ha scritto queste righe. Forse la prossima volta. O forse no: a Urus, ogni visita è un’occasione per scoprire qualcosa di nuovo, senza mai sentirsi ripetuti.

I contorni a Urus sono spesso sottovalutati, ma meritano attenzione. Il fufu, purè compatto di igname e platano, costa 7 euro. L’attiéké, couscous di manioca, la stessa. Il riso bianco, perfetto per accompagnare piatti in salsa, 5 euro. E il plantain fritto, noto come Alloco, 5 euro. Questi dettagli fanno la differenza. Senza di loro, i piatti principali perdono parte della loro forza. A Urus, però, non si va mai in giro per caso. Ogni scelta è consapevole, anche se non sempre perfetta.

Urus non è solo un ristorante. È un’esperienza. Aperto da poco più di un anno, ha già riscritto le regole del cibo etnico a Milano. Con un menù che parla di culture lontane, prezzi accessibili e un’atmosfera unica, ha conquistato chiunque abbia fame di qualcosa di diverso. E se il prossimo piatto da provare è l’Egusi Soup o il Pepe Soup, non lo sapremo mai. Perché a Urus, l’importante non è finire il menù. È lasciarsi raccontare una storia, un boccone alla volta.

Spunto di cronaca: Scatti di Gusto

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