Valtellina, vino fino a 1.000 metri: nove sottozone e Rosso più alto
Il Consorzio di Tutela Vini di Valtellina propone quattro nuove sottozone per la DOCG e un tetto altimetrico più alto per il Rosso DOC.
di Marco De Luca · 27 settembre 2026 · 4 min di lettura

Quasi 800 ettari di vigneto, circa 2.500 chilometri di muretti a secco, una striscia strettissima sulle Alpi Retiche a strapiombo sul fiume Adda, con le viti tutte rivolte a sud. È l'areale del Valtellina Superiore DOCG. E da qui arriva la notizia: il Consorzio di Tutela Vini di Valtellina ha elaborato due proposte di revisione dei disciplinari, discusse a Sondrio in occasione di ViVa – Vini di Valtellina, la manifestazione andata in scena dall'11 al 14 settembre.
Due i disciplinari toccati: quello del Valtellina Superiore DOCG e quello del Rosso di Valtellina DOC. Le proposte sono state formalizzate e portate sul tavolo del MIPAF, che ora dovrà valutarle. Se il Ministero approverà le modifiche, la mappa del vino valtellinese diventerà più ampia e più dettagliata di quella conosciuta finora.
Quattro sottozone in più, il conto sale a nove
Il Valtellina Superiore oggi ha cinque sottozone: Maroggia, Sassella, Grumello, Inferno e Valgella. Cinque zone dove esposizione e microclima cambiano a distanze brevissime, dentro quella fettuccina di terra, e poi si ritrovano nel bicchiere. La proposta del consorzio è di aggiungerne altre quattro, arrivando a nove. L'obiettivo dichiarato: fare in modo che tutta la superficie della denominazione abbia una propria identificazione territoriale, evitando che una parte del Valtellina Superiore resti semplicemente "Valtellina Superiore", senza una sottozona da spendere in etichetta.
Aree e nomi delle quattro nuove sottozone non sono ancora stati resi noti. Il Tiranese, però, tra i quattro è dato praticamente per certo. Parliamo del margine orientale della denominazione, che comprende soprattutto Bianzone, Villa di Tirano e Tirano: rimasto escluso dalle cinque sottozone originarie, è una zona di lunga tradizione, con pendenze estreme e un'architettura agricola particolare, le mürache, gli accumuli di pietre che derivano dal dissodamento dei terreni. Il nebbiolo, che qui chiamano chiavennasca, ha la capacità di leggere e restituire il terroir nel vino: anche in questo caso il territorio dovrebbe riconoscersi al calice per i palati più attenti.
Il Rosso di Valtellina e il tetto dei 700 metri
L'altra proposta riguarda il Rosso di Valtellina DOC, sulla carta il fratello minore del Valtellina Superiore. Il consorzio vorrebbe innalzare il limite superiore previsto dal disciplinare, oggi fissato a 700 metri.
Cambiamento climatico, si dirà. È parte della ragione, ma dietro c'è dell'altro: uno studio biennale condotto dal consorzio, che ha utilizzato anche fotografie storiche del 1975. Da quelle immagini risultano terrazzamenti vitati arrivati storicamente a circa 1.000 metri di quota. La logica dichiarata è più complessa: salire per fronteggiare l'aumento delle temperature e, insieme, recuperare una parte della viticoltura storica di montagna che nel tempo è stata abbandonata o è uscita dai confini produttivi delle denominazioni.
Qui si apre il nodo dell'appassimento. L'IGT Alpi Retiche ha come areale definito l'intera provincia di Sondrio, senza distinzioni altimetriche, e potrebbe sembrare l'ombrello giusto. Non lo è: l'IGT non consente l'appassimento delle uve. E la Valtellina ha una seconda DOCG, lo Sforzato, o Sfursat di Valtellina, ottenuto proprio da uve di nebbiolo appassite, una sorta di Amarone alpestre. Oggi produrre uva sopra i 700 metri, farla appassire e poi vinificarla è un problema, perlomeno in termini identificativi. L'innalzamento del limite al Rosso di Valtellina non risolverà la questione, ma può essere visto come un primo passo per arrivare a sviluppi altimetrici futuri anche per le altre due DOCG.
Terrazzamenti, muretti, viticoltura eroica
Per capire la proposta bisogna partire dalla fatica. Quello del Valtellina Superiore è uno dei pochissimi casi in cui non è uno sproposito parlare di viticoltura eroica: i terrazzamenti contano circa 2.500 chilometri di muretti a secco, che delimitano le vigne e disegnano i paesaggi e le strade valtellinesi. Ogni metro quadrato è stato strappato con fatica alla montagna.
Il consorzio, insomma, mette sul tavolo ipotesi di revisione dei disciplinari che non si limitano allo spostamento di un confine. A ViVa – Vini di Valtellina, a Sondrio, il tema è stato discusso dall'11 al 14 settembre. Le quattro sottozone in più e il tetto altimetrico del Rosso vanno insieme, come due tasselli della stessa operazione: dare un nome ai luoghi e riportare la vigna dove un tempo c'era.
Resta il fatto che, per un territorio dove ogni filare è stato conquistato con le mani, una modifica di disciplinare finisce per raccontare molto più del vino. E chissà se tra le quattro sottozone in arrivo ce ne sarà una che i palati più attenti riconosceranno al primo sorso, senza leggere l'etichetta.
Spunto di cronaca: Dissapore
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