Yannick Alléno, statua di cera al Musée Grévin di Parigi
Lo chef francese ha definito «immenso» il suo doppio in scala 1:1, svelato il 13 ottobre tra sipario e luci stroboscopiche.
di Elena Marchetti · 17 ottobre 2026 · 3 min di lettura

Il 13 ottobre al Musée Grévin di Parigi hanno calato un sipario. Poi sono arrivate le luci stroboscopiche. Sul palco c'era una copia in scala 1:1 di Yannick Alléno, mentre si annoda il grembiule sopra la giacca da cuoco. La giacca l'ha fornita lui, personalmente.
Diciotto stelle Michelin, ma di gruppo
L'ufficio comunicazione dello chef mette in evidenza un dato: 18 stelle Michelin, che lo renderebbero il cuoco più stellato del mondo. Il dato è corretto, ma dipende da come lo si guarda. Non sono tutte stelle assegnate al suo lavoro in cucina: sono le stelle messe insieme dai ristoranti del suo gruppo.
Alléno, del resto, è uno abituato alle iperboli. Ha definito «immenso» il fatto che il suo doppio di cera sia entrato nel museo parigino. La fama, viene da pensare, risveglia istinti animaleschi e ti fa bypassare con serenità il senso del grottesco. Nello star system, anche in quello del fine dining, senza una certa spocchia non vai da nessuna parte. Tanto più adesso, che il fine dining sta vivendo una bella crisi.
Sei mesi di lavorazione, capelli impiantati uno a uno
La statua non è nata in fretta. La lavorazione è durata sei mesi e ha richiesto tre appuntamenti dello chef negli atelier del Musée Grévin. A realizzare il doppio è stato lo scultore tedesco Claus Velte, con l'aiuto delle diverse professionalità che lavorano alla riproduzione dei personaggi. Oltre al volto e al corpo, hanno ricostruito nei dettagli il colore della pelle, degli occhi e dei capelli, fino all'impronta dentale. I capelli naturali sono stati impiantati uno a uno. Per lo sguardo è intervenuto anche uno specialista di protesi oculari.
Appena ha visto l'opera finita sul palco, Alléno si è detto sorpreso dall'effetto del proprio doppio: «È piuttosto inquietante ritrovarsi faccia a faccia con se stessi», ha detto alla rivista francese Le Chef.
Il Grévin, la Walk of Fame dei parigini
Per i parigini il Musée Grévin è una specie di Walk of Fame di Hollywood. È meno noto di Madame Tussauds, anche se i francesi non lo ammetteranno mai. È nato circa 50 anni dopo, nel 1882, e oggi contiene oltre 250 statue di personalità che si sono distinte. Dentro ci sono figure di campi diversi. Gli chef rappresentati, però, sono parecchi e tutti francesi: Paul Bocuse, Alain Ducasse, Anne-Sophie Pic, Pierre Hermé e Cyril Lignac.
Da Le Meurice a Monsieur Dior
Alléno è di sicuro uno dei nomi più importanti dell'alta cucina francese. Le sue prime tre stelle sono arrivate nel 2007, quando era chef al Le Meurice. Nel 2014 ha preso in gestione il Pavillon Ledoyen, sugli Champs-Élysées, e ha aperto Alléno Paris, che a sua volta ha ottenuto tre stelle nel 2015. Nello stesso complesso ci sono L'Abysse, bancone giapponese dedicato al sushi, e Pavyllon, il suo ristorante gastronomico in versione più informale, sulla falsa linea della bistronomia che in quegli anni cominciava a spopolare. Da lì il gruppo si è esteso a Monte Carlo, Londra, Dubai e Osaka.
La sua firma sono soprattutto le salse, che ha rimesso al centro della cucina contemporanea lavorando su estrazioni, fermentazioni e concentrazioni di sapore. Oggi è tra quelli a cui affidano i progetti su cui non si può sbagliare, ma anche quelli che si vendono da soli. Tra i più recenti c'è Monsieur Dior, il ristorante della maison di moda, che ha conquistato una stella Michelin dopo soli sette mesi dall'apertura.
Resta la domanda che lo chef ha lasciato aperta sul palco del Grévin: che cosa si prova a trovarsi faccia a faccia con il proprio doppio?
Spunto di cronaca: Dissapore
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