Trippa a Milano: la trattoria più famosa della città
Una cucina sincera e concreta, tra attesa e qualità dei piatti.
di Elena Marchetti · 29 ottobre 2026 · 8 min di lettura

Sono le 21,30 di un mercoledì qualunque. Via Vasari, Milano. Da Trippa è il secondo turno e la fila è lunga. Tavoli in legno scuro, tovagliette di carta paglia, cementine. Le pareti portano vecchie stampe pubblicitarie e un telefono a disco Siemens. Sembra un set. Invece è un tempo che scorre veloce, come l’olio sul pane. Aperta nel 2015 nel quartiere di Porta Romana, la creatura del cuoco Diego Rossi e dell’imprenditore Pietro Cairoli affonda le radici nella tradizione popolare. Quella dei trani milanesi, antichi locali con cucina economica dedicata alla mescita, ma anche delle vecchie osterie, luoghi di incontro e condivisione, prima ancor che di ristoro.
Dopo anni in brigate di alto livello – tra cui St. Hubertus di Norbert Niederkofler e le Antiche Contrade di Cuneo – lo chef veronese ha scelto una strada controcorrente. Dedicarsi alla cucina sincera e spontanea, che sa di altri tempi. Da Trippa niente giochi di prestigio né piatti architettati per essere più belli che buoni. Qui contano la sostanza, la materia prima, la verità. Lo suggerisce già l’insegna, che allude al quinto quarto, e con essa a una cucina viscerale, concreta, senza fronzoli. A tavola si percepisce tutto.
Il menù e i prezzi a Trippa
Il menù (digitale) di Trippa è essenziale, tanto nella scelta dei piatti quanto nella quantità degli ingredienti. L’intento è chiaro: proporre una cucina che non si piega alle tendenze del momento né alle logiche dell’algoritmo. Una cucina che parla prima al palato e poi all’occhio. In carta ci sono piatti che affondano il mestolo nella tradizione popolare: trippa fritta (15 €) e lumache con panna e funghi (19 €), tortello di zucca alla mantovana, burro e salvia croccante o maltagliati con fagioli e tastal (18 €), baccalà all’olio con tarassaco ripassato (22 €) e quaglia ripiena di rigaglie (22 €).
Anche i dessert seguono la stessa linea con la torta di nocciole e il tiramisù con mascarpone montato o il tiramisù (8 €). Perché andare da Trippa a Milano? La domanda iniziale torna inevitabile. Trippa a Milano vale davvero l’attesa? La risposta è sì, ma con qualche riserva. I piatti sono buoni, eseguiti con precisione e cura. Non cercano l’effetto scenico, perché sono fatti per essere mangiati, non fotografati. Da Trippa si viene per staccare, chiacchierare senza fretta e godersi un piatto di pasta fumante. Sempre che si riesca a prenotare.
Ed è proprio qui che la poesia rischia di incrinarsi. La lista d’attesa, ormai quasi un rito nella Milano da mangiare, può anche alimentare il desiderio. Ma quando diventa un percorso a ostacoli, finisce per trasformare la prenotazione in una prova di resistenza. E a quel punto, più che l’attesa del piacere, resta il piacere rimandato. Come il vino dimenticato nel bicchiere e lasciato svanire. Tornerei? Per la cucina e il servizio, gentile e attento, sì. Per il sistema di prenotazione – una partita a Jumanji – purtroppo no.
Ferran Adrià a Trippa: la cena che ha sconvolto i social
A Milano c’è Trippa anche per Adrià. 28 febbraio 2025. Ferran Adrià, invitato al Congresso di Identità Golose a Milano, ha scelto la serata dopo per la Trattoria Trippa di Diego Rossi e Pietro Caroli, subito fuori Porta Romana. Una volta terminata la cena, ha espresso la frase incriminata che ha allertato i gastrominkia e i cacciatori di like e selfie con lo chef di mezzo mondo: "Questa è una delle cene migliori che ho fatto da quando ho chiuso El Bulli". Diretto. Sintetico. Immediato. Boom!!!
In pieno Congresso, mentre si discuteva della fine del fine dining e della crisi di evoluzione dell’alta gastronomia, il web è esploso. I social di influencer, critici e supposti critici di gastronomia, food blogger e mercanzia varia si sono strappati le vesti per attaccare, denigrare, appoggiare e affossare questo o quell concetto. Nessuno, o quasi, ha analizzato perché una figura mitica della gastronomia mondiale ha pronunciato quella frase su Trippa a Milano. Lo fa l’autore: perché Trippa a Milano è piaciuto a Ferran Adrià? Tre ipotesi.
Ipotesi 1: Ferran Adrià è improvvisamente impazzito. Affascinante, da un lato, e sostenuta anche da alcune personalità del mondo della cucina contemporanea che vedono una temporanea infermità di mente. Ipotesi 2: Ferran, dalla chiusura del Bulli, è rimasto chiuso in casa e non ha mai più assaggiato nulla in giro per il mondo. Si applica al tanto ben di Dio sul tavolo davanti a sé. Ma soprattutto nel bicchiere. Ipotesi 3: ha detto quello che pensava, in quel momento. Tra amici. Senza microfoni e senza filtri. L’autore penna che questa terza ipotesi sia la vincente e la più veritiera.
Perché ci crede? Una sola verità e senza formule magiche. Perché tutti quelli che conoscono bene la Trattoria Trippa, soprattutto Diego Rossi, Pietro Caroli e i ragazzi di qua e di là del banco, sanno bene che Trippa è luogo protetto. Dove i pensieri non hanno paura a vagare, territorio libero, zona franca da divieti, imposizioni, pregiudizi e illazioni. Da Trippa a Milano si mangia bene. Molto bene. Punto. Da Trippa si mangia ogni giorno diverso, secondo il mercato e la creatività di Diego. E si sta bene, perché Pietro, Ciop e i ragazzi in sala ti fanno sentire amico, vicino, desiderato e aspettato.
Formule pitagoriche di benessere gastronomico? Strategie di accoglienza e di ristorazione? Ma quali? "Trippa xe un posto ndo' se magna e beve ben. Punto. E… se sta ben". Così risponderebbe il Diego che amo. Altro che formule magiche. Riportare tutto all’essenza della cucina popolare ma mai popolana, alla pasta fresca tirata nel modo più incredibile che abbiate mai assaggiato, tagliatelle burro e parmigiano, ravioli al pero misso e lasagnette. E poi lumache, milza, fegato, cuore e preparazione del quinto quarto come si usava nelle case una volta. Ma con ingredienti di primissima qualità di oggi.
Castagnaccio, tiramisù e dolci delizie popolari
E poi castagnaccio, tiramisù e dolci delizie popolari. Insomma, un posto buono, caldo, giusto. Tutto lì. E certo che ad Adrià è piaciuto. E sapete anche perché gli è piaciuto? Perché c’era Diego, con i suoi, in cucina. E il vitello tonnato da Trippa a Milano lo può fare solo lui. Trippa Milano. Via Giorgio Vasari, 1. Telefono: +393276687908.
Una mente geniale, come quella dell’oste Pietro Caroli, e un cuore senza confini e presunzioni, come quello di chef Diego Rossi. Braccia, gambe e sorrisi come quelli di tutto lo staff di sala e di brigata, ed ecco questa macchina da guerra. Quando si prova a prenotare un tavolo per la settimana successiva, gli amici ti prendono per la solita illusa che viene dal sud. "Da Trippa per mangiare c’è la fila" e questo è vero. I ragazzi hanno lavorato talmente bene da costruirsi una tale fama che non c’è fame che tenga.
Da Trippa a Milano mangiare è un must, e per farlo sei disposto ad aspettare. Cos’è Trippa Milano che è anche Bib Gourmand Michelin. La novità è che, a fronte dell’incredibile richiesta e dalla promettente offerta, Trippa Milano è uno dei locali Bib Gourmand selezionati dalla Guida Michelin tra quelli dove si mangia meglio a prezzi competitivi. È un’osteria, ma non sempre, soprattutto a Milano, in un’osteria si spende quanto e come si mangia. Da Trippa Milano mantengono le promesse.
Ti raccontano di un’osteria, trattoria, chiamatela come volete, dove sentirsi a casa. Tra semplicità e informalità, è così che ti accolgono. Il gusto è retrò. Si fa un viaggio tra sapori delle cucine casalinghe, rinnovati e alleggeriti per i nostri tempi veloci, e i ricordi di un’Italia vintage. Quadri, oggetti da arredamento e oggetti da cucina, ormai da collezione, fanno da contorno a un’atmosfera da antica locanda che avvolge e riscalda il cuore prima dello stomaco. E il gusto retrò si rispecchia nell’apparecchiamento della tavola.
Il menu racconta di piatti di cucina casalinga da ogni regione, senza manierismi ma anche senza tanti fronzoli che eludano la realtà della ricetta base. Il coraggio di rinnovare la tradizione senza stravolgerla e senza confondere, come spesso accade per timore reverenziale. Questo ha fatto Diego Rossi da Trippa Milano. Con prodotti stagionali e secondo la disponibilità. Non si forza la natura per soddisfare il cliente, semmai la si asseconda.
Va bene, ok come al solito mi dilungo, ma non avendo provato tutti i piatti del menu volevo prima passarvi il concept di Trippa Milano. E ora, venite a mangiare con me tra foto e dintorni. E buon viaggio. Il vino. Il nostro inizia con la scelta del vino. So che sceglierò un percorso gastronomico tra terra e mare e su tutto preferisco un bianco. Voglio provare qualcosa di nuovo e mi lascio consigliare. Si beve Erbaluce di Caluso Cieck Winery.
Non conoscevo con dovizia di particolari questo vitigno. Prevale la nota erbacea, balsamica e fruttata sulla mineralità dei vini che io amo. È un vino più inteso, aspetto che si rivelerà vincente. Come si mangia da Trippa a Milano. Mi faccio consigliare anche per il menu. Insalata di melone, barattiere, fagiolini, cipolla, basilico e agone del lago di Garda. Fresco, sapido, vagamente dolciastro nel melone, contrasto azzeccatissimo con la salinità rilasciata dall’agon.
Spunto di cronaca: Scatti di Gusto
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